Il nuovo Piano Nazionale della Prevenzione 2026-2031 ridisegna il ruolo della medicina generale nella sanità pubblica. Non introduce nuovi obblighi operativi immediati per i Medici di Medicina Generale, ma indica con chiarezza la direzione: la prevenzione dovrà essere sempre più integrata nella presa in carico quotidiana del cittadino. È questa la lettura proposta dalla SIMG nel documento dedicato alle dieci parole chiave del Piano.
Equità, approccio life-course, vaccinazioni, screening, fragilità, cronicità, stili di vita, salute mentale, ambiente e cure primarie sono i concetti attorno ai quali si costruisce la nuova visione. Il messaggio è netto: prevenire non significa più agire solo in momenti separati, ma accompagnare la persona lungo tutto l’arco della vita.
Particolarmente rilevante è il capitolo sulle vaccinazioni. La SIMG sottolinea il superamento di una visione centrata quasi esclusivamente sull’età pediatrica: la protezione vaccinale riguarda anche adulti, anziani e persone con patologie croniche. Per il medico di famiglia, questo significa valutare lo stato vaccinale come parte ordinaria della gestione del paziente fragile o cronico.
Lo stesso vale per screening, stili di vita, salute mentale e fragilità: ogni contatto con il paziente può diventare un’occasione preventiva. La medicina generale, grazie alla continuità della relazione e alla conoscenza del contesto familiare e sociale, può intercettare bisogni che spesso restano invisibili nei percorsi standardizzati.
La sfida, ora, sarà trasformare questa cornice strategica in pratica quotidiana: più integrazione tra cure primarie, Dipartimenti di prevenzione e servizi territoriali; strumenti digitali condivisi; chiamata attiva; maggiore attenzione alle persone più vulnerabili.
In sintesi, il PNP 2026-2031 conferma una svolta culturale: la prevenzione non è un’attività accessoria ma, secondo la SIMG, una componente strutturale della medicina di prossimità
